Mi ha lasciata incinta… e non ero l’unica.
L’inverno sapeva di pizza calda e chiacchiere tra amiche. Ricordo ancora il profumo della mozzarella che si mescolava al freddo pungente della notte mentre ridevamo sedute a quel tavolo, come se il tempo si fosse fermato. Non sapevo che la mia vita stava per cambiare proprio quella sera.
Lo vidi. Lui era lì, tra il via vai dei camerieri e il vociare allegro dei clienti. Fulvio. I suoi occhi mi trovarono subito, come se mi stesse cercando da sempre. E quel sorriso… un sorriso capace di sciogliere anche il gelo di quella serata. Non so cosa mi colpì di più: se quella risata leggera, che sembrava accarezzarmi l’anima, o il modo in cui mi guardava, come se fossi l’unica persona al mondo. Fu come una scossa, un brivido che mi percorse la schiena. E mi bastò poco per capire che dovevo avvicinarmi. O forse fu lui ad avvicinarsi. Non importa: quel momento ci ha uniti, e da lì iniziò qualcosa di travolgente.
I mesi che seguirono furono pura magia. Passeggiate mano nella mano nei vicoli illuminati a festa, baci rubati sotto la pioggia, risate condivise al caldo di una coperta. Ogni suo sguardo era una carezza, ogni suo tocco un invito a pèrdermi. Mi sembrava di vivere dentro una favola, e ogni sera, nel letto, ripensavo ai suoi baci, ai suoi abbracci, al calore che sapeva trasmettermi solo con la voce. Credevo davvero che fosse l’amore della mia vita.
Poi arrivò l’estate, calda e avvolgente, portando con sé il profumo del mare e il suono delle risate lontane. Fulvio aveva accettato un lavoro in uno stabilimento balneare, lontano dal nostro paese. Le nostre giornate si trasformarono in attese interminabili, i nostri incontri si ridussero a brevi momenti rubati tra un turno e l’altro. Ci vedevamo di pomeriggio, in un angolo del parco, dove l’ombra degli alberi faceva da cornice ai nostri abbracci. Ogni volta che i suoi occhi si posavano su di me, sentivo ancora quella scossa, quel desiderio di stringerlo e non lasciarlo andare. Ma la distanza, il tempo che sembrava portarci via pezzi di noi, iniziavano a pesarmi.
Mi raccontava delle sue notti in riva al mare, delle risate dei turisti, delle feste illuminate dalle lanterne. Io lo ascoltavo, cercando di sorridere, ma dentro di me cresceva un nodo. Sarebbero bastati quei pochi momenti per tenere vivo ciò che avevamo? Ogni notte, chiudevo gli occhi sperando di sentire ancora il suo odore sulla pelle, il calore delle sue braccia. Ma restava solo il silenzio, e una sottile paura che, piano piano, si faceva largo…….


