💔✨ “Puoi cambiare nome, città, vita… ma non puoi fuggire da te stessa.”
Mi chiamo Gloria. Ho ventuno anni, ma a volte mi sembra di aver vissuto cento vite. Eppure, nessuna di queste mi appartiene davvero. Fino a pochi mesi fa, credevo di sapere chi fossi. Una ragazza normale, una studentessa universitaria iscritta a Lettere Moderne, con un gruppo di amici e una vita piena di sogni.
Avevo un ragazzo, Matteo. Era tutto ciò che avrei potuto desiderare: dolce, gentile, ambizioso. Studiava ingegneria, e tra noi c’era un equilibrio perfetto. Ci svegliavamo con messaggi del buongiorno, prendevamo il caffè insieme tra una lezione e l’altra, e passavamo i fine settimana sul divano, tra libri e risate. Era il mio primo amore, quello che pensi durerà per sempre. Con lui mi sentivo a casa, al sicuro. Credevo che niente e nessuno avrebbe mai potuto separarci.
A casa vivevo con mio padre. Era un uomo riservato ma affettuoso. Dopo che mia madre ci aveva lasciati quando avevo dieci anni, lui aveva preso in mano la mia vita, cercando di essere tutto per me: un padre, una guida, un rifugio. Mi chiamava “principessa” e mi riempiva di attenzioni. Ogni tanto mi faceva dei regali: un libro raro, un viaggio al mare, un gioiello che indossavo con orgoglio. Per me, era l’uomo più forte, più buono e più affidabile del mondo. Non mi sono mai chiesta da dove venissero quei regali o come riuscisse a darmi tutto ciò di cui avevo bisogno. Era mio padre. E io mi fidavo di lui.
La nostra casa era il mio porto sicuro. Un attico accogliente, con il profumo di caffè fresco la mattina e il suono della musica jazz che mio padre amava ascoltare di sera. Avevo la mia stanza, con i poster dei miei film preferiti e una scrivania piena di appunti e sogni. La sera guardavamo vecchi film in bianco e nero, e io pensavo che la mia vita fosse perfetta. Non ricca o straordinaria, ma perfetta. Ero felice. O almeno, credevo di esserlo. Poi, tutto è cambiato.
Era una notte come tante altre. Mi ero tardi, dopo aver passato ore a studiare per un esame. All’alba, il rumore mi svegliò di colpo: colpi secchi alla porta, urla, passi pesanti. Mi alzai di scatto, confusa, con il cuore che batteva all’impazzata. Aprii la porta in pigiama, ancora mezza addormentata. E lì, in un attimo, la mia vita cambiò per sempre.
Carabinieri. Ovunque.
L’aria era piena di tensione.
Mio padre, l’uomo che consideravo il mio eroe, era lì: con le mani alzate e lo sguardo basso. Non disse una parola.
La casa — il nostro rifugio — venne invasa, saccheggiata.
Ogni cassetto fu aperto, ogni oggetto gettato a terra, come se non avesse alcun valore.
Io ero paralizzata, incapace di muovermi, con le lacrime che scendevano senza controllo.
In pochi minuti, tutto ciò che conoscevo, tutto ciò che amavo… era distrutto…

